Arte Marziale


L’insieme delle arti marziali classiche cinesi venne indicato con diversi nomi a seconda delle epoche, dei luoghi e dei contesti. Originariamente, sin dal terzo millennio a.C., si praticò in Cina una forma di lotta denominata Chiao Ti , “cozzar di corna”, in ragione dei copricapi dotati di corna animali con cui ingaggiare un combattimento a mani nude (cfr. Ch’ien Han Chi ). La si attesta leggendariamente al 2697 a.C., anno in cui l’esercito imperiale l’avrebbe utilizzata per sconfiggere i ribelli guidati da Ch’ih Yu. In seguito si sviluppò con prese, pressioni sui punti vitali, colpi di mano, tecniche di gamba, proiezioni e, sotto la dinastia Chou (XI-III sec. a.C.), il suo nome divenne Chiao Li , citato nel Li Chi (Libro dei riti, VI 93), “forza di corna”. Nel Li Chi (Libro dei riti, VI 93) viene menzionata assieme alle strategie militari, all’arte del tiro con l’arco e alla conduzione di carri da guerra come disciplina da insegnare ai soldati imperiali: «T’ien Tzu Nai Ming Chiang Shuai Chiang Wu, Hsi She Yü Chiao Li 武, »; «Il Figlio del Cielo ordina ai suoi generali e comandanti di dare istruzioni sulle operazioni militari e di addestrare in tiro con l’arco, guida dei carri e prove di forza con corna». Successivamente si fisserà la denominazione attuale dello specifico stile di lotta marziale, detto Shuai Chiao , “inciampare e cadere a terra”, “cadere e lottare”, “proiettare e lottare”, o Shuai Chiao , “incornare e lottare”.

Ma all’epoca dei Chou (XI-III sec. a.C.) anche altri nomi comparvero per forme di pugilato, come Wu I , “arte di difesa”, “arte marziale”, “abilità guerriera”, o Chi Chi , “colpire con abilità”, quest’ultima ascritta dallo storico Szu Ma Ch’ien 司 馬 (145-86 a.C.; Shih Chi 史 記, Documenti storici) allo stato di Ch’i. Sotto la dinastia Han (206 a.C. – 220 d.C.) il combattimento a mani nude assunse diverse forme e nomi: Chi Ch’iao , “abilità e talento”, Shou Po , “combattimento con le mani” (anche contro animali selvatici, come tigri e orsi, privati di denti e artigli; cfr. Pan Ku , Han Shu ), Chüeh Ti , “contrapporsi di corna”, quindi in sintesi “lotta”. Il maestro Kuo I elaborò nel I secolo d.C. lo stile Ch’ang Shou , “lunga mano”, presumibile progenitore dello Shao Lin Ch’üan . Nel terzo secolo d.C. visse l’eroe Kuan Yü , che eccelleva nel maneggiare l’alabarda tanto da veder per sempre attribuito ad essa il proprio nome, infatti in cinese essa si chiama Kuan Tao , “lama di Kuan”.

Shao Lin Ch’üan significa pugilato o boxe o abilità nel combattere o destrezza della giovane foresta. Quest’arte marziale e salutare venne infatti elaborata nel monastero buddhista di Shao Lin , o Tempio della giovane foresta, sulle pendici del Monte Sung nella provincia di Ho Nan, a partire dal VI secolo d.C. Poiché comunque il Tempio di Shao Lin ebbe una lunghissima storia, con successive distruzioni e ricostruzioni, lo stile Shao Lin Ch’üan fu certo in parte elaborato da suoi monaci, ma di fatto anche al di fuori di esso: da maestri provenienti dal monastero oppure ispirati da insegnamenti o anche semplicemente dall’aura di tale celebre luogo. Notevole fu comunque l’influenza buddhista, sia per quanto riguarda le tecniche respiratorie, sia per le posizioni marziali, in parte derivate da posture Yoga o dall’antichissima arte marziale vedica Dhanurveda (“conoscenza dell’arco”; si veda l’Agni Purāṇa) o dalla Śastravidyā (“conoscenza delle armi”).

Occorre precisare che l’ideogramma cinese Ch’üan non può tradursi né intendersi meramente come pugno, pugilato, boxe nel senso occidentale. Indica un’abilità o destrezza che non si riduce solo a tirare pugni e lottare a mani nude, e nemmeno ad affiancare tali tecniche marziali prive di armi con l’uso delle gambe oltre che di mani e braccia, ma implica significati di più livelli e dimensioni. Attraverso l’uso fine delle mani, non solo si raggiunge una maestria marziale nella difesa non violenta a mani nude, ma innanzitutto si eleva l’intelligenza, si preserva la salute, infine si percorre un cammino spirituale e persino di preghiera. Ad una mano sottostante, l’ideogramma associa il suo cernere con finezza e cura il raccolto o un chicco di cereale, o forse l’identificare con precisione e attenzione le tracce al suolo d’un animale selvatico, o addirittura il compiere un rito di preghiera porgendo entrambe le mani.

Per gli stili interni, la denominazione più antica d’una pratica di movimenti abbinata alla respirazione, presente sin dallo Huang Ti Nei Ching (cap. 12; vedi voce Medicina tradizionale), è quella di Tao Yin . Poi si parlerà di esercizi di Ch’i Kung (maestria nel soffio) o anche di Yang Sheng (nutrimento della vita); infine prevalsero le denominazioni dei differenti stili praticati e insegnati. In epoca T’ang (618-907), ad esempio, abbiamo il Mien Ch’üan e lo Jou Ch’üan , “pugno di cotone” e “pugilato morbido”, forse le prime forme maggiormente morbide elaborate nel Tempio di Shao Lin , origine degli stili interni congiuntamente alle più remote, primordiali tecniche respiratorie e di circolazione energetica. Risale forse anche a quest’epoca una primissima origine dello Ts’ui Pa Hsien Ch’üan , “destrezza degli otto immortali ubriachi”, ideato dal celebre poeta Li Pai (701-762).

Gli stili interni ed esterni, duri e morbidi, però, si fecondano a vicenda e sfuggono a tale categorizzazione nel loro stesso sorgere. Nell’epoca successiva, Sung (960-1279), il primo imperatore, Chao K’uang Yin 趙 框 胤, elabora lo stile T’ai Tzu Ch’ang Ch’üan , “destrezza o boxe lunga del grande antenato”, il monaco taoista Chen Hsi I o Chen T’uan (circa 895-989) lo stile Liu He Ch’üan 六 合 , “destrezza o pugilato delle sei combinazioni”, il generale Yüeh Fei (1103-1142), abilissimo nell’uso della lancia, Ch’iang , oltre alla messa a punto del Pa Tuan Chin , “otto pezze di broccato”, crea anche lo stile Yüeh Chia Ch’üan , “pugilato della famiglia Yüeh”, e gli si attribuisce – forse solo leggendariamente – la creazione dello Hsing I Ch’üan , “destrezza della forma e del pensiero”.

Il primo vero e proprio T’ai Chi Ch’üan , “destrezza della suprema polarità”, sorgerebbe secondo la tradizione sotto la dinastia mongola Yüan (1279-1368), con il monaco taoista, ma forse già maestro di Shao Lin Ch’üan , Chang San Feng (XIII-XIV sec.), vissuto sul Monte Wu Tang , in provincia di Hu Pei.

Il Mei Hua Ch’üan , “destrezza del fior di prugno”, sarebbe stato elaborato dal celebre maestro del tempio di Shao Lin Pai Chin Tou sotto la dinastia Ming (1368-1644), periodo a cui risalgono anche il Pa Chi Ch’üan 八 極 , “destrezza o pugilato delle otto direzioni”, il K’uai Chiao , “proiettare rapidamente”, e il Ti T’ang Ch’üan , “destrezza distesi a terra”. Non v’è tuttavia documentazione storica su Pai Chin Tou, salvo un omonimo maestro di Mei Hua d’ottava o nona generazione vissuto nel XIX secolo. Nel XVI secolo, il monaco del tempio di Shao Lin Chüeh Yüan riordinò le forme di Shao Lin Ch’üan in esercizi ora andati in parte perduti. Assieme ai maestri Li Sou e Pai Yu Feng elaborò infatti il Wu Hsing Ch’üan , “destrezza delle cinque forme”, ispirata alle movenze di cinque animali: tigre, drago, gru, serpente, leopardo.

Con la dinastia manciù Ch’ing (1644-1911), ultima imperiale, il tempio di Shao Lin , assurto a centro di resistenza contro gli invasori, venne più volte distrutto e rimase chiuso per quasi mezzo secolo, con conseguente dispersione dei monaci superstiti e rifondazione, in ordine sparso, a Sud e a Nord della Cina, di più scuole di derivazione Shao Lin . Al Sud cinque monaci superstiti avrebbero dato luogo a cinque scuole diverse corrispondenti ai loro nomi: Hung , Liu , Ts’ai , Li e Mo . Al Nord si svilupparono svariati stili: lo Hung Ch’üan (boxe di Hung), lo He Ch’üan (boxe della gru), il Lung Ch’üan (boxe del drago), lo Ts’ui Pa Hsien Ch’üan (boxe degli otto immortali ubriachi), lo Hou Ch’üan (boxe della scimmia), il Ch’a Ch’üan (boxe di Ch’a), il P’i Kua Ch’üan 劈 褂 (boxe per spaccare e sollevare), il Lo Han Ch’üan 羅 漢 (boxe dei discepoli di Buddha), il T’ang Lang Ch’üan (boxe della mantide religiosa).

Durante questo periodo gli stili interni ebbero ancor maggior sviluppo, anche al fine di evitare la persecuzione in atto dei seguaci e propugnatori di Shao Lin : il T’ai Chi Ch’üan con le famiglie Ch’en e Yang in particolare, lo Hsing I Ch’üan , “destrezza della forma e della mente”, ad opera di un maestro sconosciuto, come anche il Pa Kua Ch’üan 卦 拳, “destrezza degli otto trigrammi”. Inoltre ricordiamo anche lo Liang I Ch’üan 儀 拳, “destrezza delle due direzioni”, lo Szu Hsiang Ch’üan 象 拳, “destrezza dei quattro punti cardinali”, e il T’ai I Ch’üan , “destrezza della grande monade”. (Per approfondimenti, rinviamo a Chang Dsu Yao – Roberto Fassi, Enciclopedia del Kung Fu Shaolin, vol. 1, Mediterranee, Roma 1986, 19932, a cui risalgono molti riferimenti storici richiamati).

Sin dal XVII secolo, come fece il letterato Huang Tsung Hsi 黄 宗 羲 (1610-1695) nell’Epitaffio per Wang Cheng Nan (Wang Cheng Nan Mu Chi Ming 王 征 南 墓 志 , 1669), veniva esplicitamente differenziata una scuola esterna da una interna: «Shao Lin è famoso per la sua destrezza nel combattere a mani nude. Tuttavia le sue tecniche sono prevalentemente offensive, cosa che crea opportunità da sfruttare da parte del contendente. Ora, esiste un’altra scuola chiamata interna, la quale domina il movimento con l’immobilità. Colui che attacca viene respinto senza sforzo. Perciò distinguiamo Shao Lin come esterno».

Per indicare l’insieme di tutte le arti marziali tradizionali cinesi, solo negli ultimi secoli sono stati introdotti i nomi più generali di: “arte marziale”, Wu I (già presente in tempi remoti), “arte nazionale”, Kuo Shu (nel periodo della Repubblica cinese, dal 1912, e poi a Taiwan), “arte di difesa” o “arte marziale”, Wu Shu (a partire dal periodo della Repubblica popolare cinese, dal 1949), “arte del pugno”, Ch’üan Shu , “metodo del pugilato”, Ch’üan Fa , “boxe cinese”, Chung Kuo Ch’üan , infine Kung Fu , termine frequentemente usato e divenuto popolare sia in Oriente sia in Occidente, dove venne introdotto da padre Pierre-Martial Cibot S. J. (1727-1780) sin dal 1779 (nel suo scritto Notice du Cong-Fou des Bonzes Tao-Sée, in Mémoires concernant l’histoire, les sciences, les arts, les moeurs, les usages, etc., des Chinois; par les missionaires de Pe-kin, 16 voll., Nyon/Treuttel, Paris 1776-1814, vol. IV).

Tavola tratta dal volume IV (Nyon, Paris 1779) delle Mémoires concernant l'histoire, les sciences, les arts, les moeurs, les usages, etc., des Chinois; par les missionaires de Pe-kin

Tavola tratta dal vol. IV (Nyon, Paris 1779) delle Mémoires concernant l’histoire, les sciences, les arts, les moeurs, les usages, etc., des Chinois; par les missionaires de Pe-kin

Kung Fu significa letteralmente “esercizio, cosa o azione eseguita con abilità”, “energia maturata nel tempo”, “lavoro eseguito con maestria”. Sotto di esso possono quindi intendersi a pieno titolo tutti i molti stili in cui si differenziano con variegatezza e ricchezza le arti marziali tradizionali cinesi. Il Kung Fu è inoltre origine ricchissima della gran parte delle discipline marziali dell’estremo Oriente.

I principianti della Scuola Kung Fu Chang affrontano, fra i dieci stili principali studiati, dapprima i due stili di base del Kung Fu , lo Shao Lin Ch’üan (destrezza della giovane foresta: composto da Shao Lin Lien Pu Ch’üan , destrezza della giovane foresta per allenare le posizioni, e vero e proprio Pei P’ai Shao Lin Ch’üan , destrezza della giovane foresta della scuola del Nord, o Shao Lin classico della Cina del Nord) e il T’ai Chi Ch’üan (destrezza della suprema polarità), espressione paradigmatica degli stili esterni (Wai Chia 外 家) e interni (Nei Chia 内 家) rispettivamente, detti anche del monastero di Shao Lin sul Monte Sung e del Monte Wu Tang .

A livello più avanzato sono previsti anche gli insegnamenti di altri stili principali, derivati o superiori rispetto ai due di base, senza peraltro abbandonare tali due stili principali di base, che ne costituiscono piuttosto perenne fondamento. Essi sono distinguibili in esterni: Pa Chi Ch’üan (destrezza delle otto direzioni), Hung Ch’üan (destrezza della famiglia Hung), Mei Hua Ch’üan (destrezza del fior di prugno), Tang Lang Ch’üan (destrezza della mantide religiosa), ed in interni: Hsing I Ch’üan (destrezza della forma e del pensiero), Pa Kua Chang (palmo degli otto trigrammi), Liang I Ch’üan (destrezza dei due poteri), Szu Hsiang Ch’üan (destrezza dei quattro punti cardinali). Ad essi vanno poi aggiunti stili ulteriori, complementari, sempre insegnati nella Scuola Chang: lo stile esterno Yüeh Chia Ch’üan (destrezza della famiglia Yüeh), il Kung Li Ch’üan (destrezza per esercitare la forza), metodologia di mezzo per bilanciare lo Yang soprattutto nei praticanti degli stili interni, e, come terzo ulteriore genere, lo Ts’ui Pa Hsien Ch’üan (destrezza degli otto immortali ubriachi), il primo e l’ultimo insegnati solo quali peculiari specialità. Tutti gli stili di base e derivati o superiori sono stati tramandati ai maestri della Scuola Kung Fu Chang dal maestro Chang Dsu Yao.

Lo stile di base più “esterno” è lo Shao Lin Ch’üan , la destrezza della giovane foresta, luogo sulle pendici del monte sacro Sung dove sorse verso la fine del V secolo d.C. il celebre monastero buddhista di Shao Lin . Nel tempio i monaci svilupparono un’arte marziale non violenta, a scopi salutari e difensivi, spirituali e artistici, meditativi, completa da ogni punto di vista: da parate e colpi, a calci, proiezioni e cadute, leve e immobilizzazioni, pressioni su punti vitali, uso di svariate armi tradizionali, a partire dal bastone. Trattasi di un’arte difensiva capace di rendere i praticanti immobili e saldi come una montagna e mobili, flessibili e fluenti come l’acqua. Lo stile Shao Lin Ch’üan può essere anche imitativo, prendendo spunto dalle movenze di molti animali: i cinque principali sono la tigre, il drago, la gru, il serpente e il leopardo.

L’altro stile di base, maggiormente “interno”, è il T’ai Chi Ch’üan , la destrezza o pugilato della suprema polarità: una raffinatissima sequenza di movimenti simili a una danza, particolarmente recepibile da una sensibilità spiritualmente sviluppata e capace di render longevo il fisico e sereno lo spirito. Il T’ai Chi Ch’üan si ispira alla suprema polarità, T’ai Chi , quella fra i principi Yin e Yang , esemplificabili in ombra e luce, femminile e maschile, recettività e attività, terra e cielo. Ginnastica salutare basata sui principi della medicina tradizionale cinese, tecnica di respirazione in movimento e di difesa nonviolenta, come proprio scopo supremo ha la meditazione dinamica e una continua preghiera di congiungimento fra terra e cielo attraverso il corpo dell’uomo e la sua sensibilizzazione ad ogni energia naturale e sovrannaturale, svolta in una raffinatissima danza rituale in comunione fra più persone. Il T’ai Chi Ch’üan è insomma un tutt’uno di armoniosa ginnastica salutare, delicata danza rituale, raffinata arte marziale, profonda meditazione dinamica, pacifica socialità tradizionale.

Il T’ai Chi Ch’üan vien tradizionalmente fatto risalire al monaco taoista, già esperto di Shao Lin Ch’üan , Chang San Feng (XIII-XIV sec.), il quale visse sulle pendici del monte sacro Wu Tang , ricco di templi soprattutto taoisti. Si narra che il monaco vide, forse in sogno, lottare fra loro una gru e un serpente e a questa coppia di animali s’ispirò per elaborare la destrezza della suprema polarità, di YinYang , ossia quella archetipica di versante all’ombra e alla luce, femminile-maschile, passività-attività, forma-informe. Esso è una delicata e raffinata danza descrivente attraverso ogni parte del corpo archi di cerchio, una ginnastica salutare secondo i principi della medicina tradizionale cinese, un’arte marziale difensiva e nonviolenta, una meditazione dinamica in un’immersione continua nella natura e nel Tao : è Via suprema, a congiungere l’uomo e il cielo unendosi col movimento alla suprema polarità.

Nella Scuola Kung Fu Chang, l’esercizio fondamentale di T’ai Chi Ch’üan , costituito da 108 posizioni (analogamente ai 108 punti energetici illustrati nella Śuśrūta Saṁhitā), tramandato esotericamente e per via diretta dal maestro Yang Ch’eng Fu (1883-1936) a Liu Pao Chün (1892-1947) e Chang Dsu Yao (1918-1992), viene svolto molto lentamente, a velocità costante e senza interruzioni, da un gruppo di praticanti che si muovono all’unisono, oppure anche individualmente.

Il T’ai Chi Ch’üan è adatto ad ogni praticante, ad eccezione soltanto dei bambini piccoli, e costituisce l’attività motoria riconosciuta scientificamente come più adatta per le persone di età avanzata, offrendo ottimi benefici salutari attraverso un minimo dispendio di energie e movimenti che sollecitano dolcemente muscolatura e articolazioni senza danneggiarle, anzi alimentandone la longevità.

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